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Ercolano

Cenni storici

Ercolano, un tempo chiamata Heracleia, è una antica città nelle vicinanze di Napoli, sorta inizialmente come stazione di transito. Sulle sue origini sono state avanzate varie ipotesi ma tutte sembrano propendere per una mitica fondazione nel 1243 a.C., come riporta lo storico Dionigi di Alicarnasso, da parte del semidio Ercole. Costui l'avrebbe fondata, come aveva fondato Roma, mentre, costeggiando le coste della Campania, riportava in patria le mandrie del Sole prese al gigante Gerione nell'isola di Erizia, in Spagna. Di sicuro i primi insediamenti umani di cui si hanno notizie, risalgono al periodo in cui gli osci si stabilirono in questa zona, edificando un centro abitato, nel XII secolo a.C., su un promontorio fornito di un piccolo approdo per le barche. Le case che essi vi avevano costruito erano molto semplici ed erano affiancate da piccoli orti. Restano delle testimonianze delle costruzioni osche in un muro di cinta che si erge sotto le mura della antica città di Ercolano, in prossimità di quella che venne definita la casa di Aristide. Testimonianze di questa civiltà sono state lasciate anche dalle trascrizioni in lingua osca che pare fosse rimasta la lingua parlata dagli ercolanesi fino ad epoca romana. Tra il decimo e l'ottavo secolo a. C. ad Ercolano si sarebbero succeduti gli etruschi che, arricchitisi con il commercio, si stabilirono nel golfo ed estesero il loro dominio anche a questa città cacciando gli osci che qui si erano stabiliti. La città di Ercolano, vera e propria roccaforte costiera, sorgeva in una posizione incantevole, su un pianoro vulcanico a strapiombo sul mare, ai lati del quale si aprivano due profondi valloni solcati da corsi di acqua. Due insenature, una ad est più ampia, l'altra più piccola verso ovest, formavano degli ottimi approdi per le imbarcazioni provenienti dal Tirreno. Fu così che nel 479 a.C. i greci, attratti da questa deliziosa cittadina, presero possesso della città mandando via gli Etruschi. Il centro abitato fu ricostruito secondo i canoni greci e la struttura urbanistica dell'antica città sepolta si rifà infatti ai canoni di Ippodamo da Mileto, gli stessi utilizzati nella vicina città di Neapolis. Anche i sanniti nel corso del V secolo a.C. furono allettati dall'idea di stabilirsi in questo centro costiero e, impadronitisi della città, la ampliarono e la abbellirono, innalzando dei piani sulle vecchie case. Non passò però molto tempo che i romani nel IV secolo a.C. assunsero il controllo dell'area, popolando il litorale di lussuose ville marittime dell'aristocrazia romana. Lo storico Strabone ce lo conferma quando descrive le coste di Napoli come un insieme fittissimo di costruzioni che sembrano costituire una sola città. Nell'89 a.C. essa divenne un municipio di Roma. Il territorio era celebre per alcune colture specializzate quali olivo, grano, fichi e viti che davano i migliori vini vesuviani: il Lacrima Christi e la Lympha vesuviana. Ercolano fu restaurata in età augustea quando vennero rinnovati il teatro, la basilica, l'acquedotto e la rete delle fontane pubbliche, i templi della marina ed il mercato. Fu di nuovo ricostruita in seguito al terremoto del 62 d.C. ai tempi di Vespasiano, quando furono riparati il teatro, la palestra, le terme suburbane, la piazza porticata ed il tempio di Cibele (Mater Magna). Sfortunatamente, il 25 agosto del 79 d.C. la città fu completamente distrutta e sepolta da una eruzione del Vesuvio, insieme alle città di Pompei, Stabiae, Oplonti, Taurania, Tora, Sora, Cossa e Leucopetra. In quella orrenda occasione, poichè i venti stratosferici spiravano verso Stabiae, la vicina città di Neapolis fu risparmiata. La città di Ercolano fu sepolta da un flusso piroclastico (nube ardente) che raggiunse una velocità di 100-130 km/h e temperature intorno ai 100° C che portò con sé frammenti di roccia e pomice liquefatti. Quando l'intera massa raffreddò questo flusso assunse un aspetto simile a fango che confuse in un primo momento gli addetti agli scavi, convinti che si trattasse di fango lavico. Il materiale fluido, che si depositò con una violenza inaudita, frantumando ogni cosa, penetrò però lentamente all'interno delle case coprendo, senza modificarne la posizione, i mobili e gli oggetti che vi si trovavano. E' questa una delle ragioni per cui ad Ercolano sono stati rinvenuti così tanti reperti ben conservati. La temperatura alta di questa massa ardente, carbonizzò abiti, fogli di papiro e legno senza distruggerli, cosicché ancora oggi si possono osservare travi, mobili, scale, e tralicci e trarre un'idea delle usanze del tempo. La maggior parte delle persone (erano presenti circa 4000 cittadini) riuscì a scappare via e gli unici abitanti ritrovati all'interno della città sembrano essere persone che in qualche modo erano impedite, come ad esempio il fanciullo ammalato ritrovato nel suo letto nella bottega del tagliatore. Pur non potendo affermare con esattezza quando la città di Ercolano fu di nuovo edificata, con il nome di Resina, sappiamo per certo che nel 121 d. C., per ordine di Adriano, fu riaperta la strada imperiale che conduceva a Pompei e probabilmente qualche abitazione fu costruita lungo il percorso nei pressi dell'antica Ercolano. Nel 536 e di nuovo nel 553 si hanno notizie di alcune battaglie ingaggiate dai goti contro i bizantini proprio alle falde del Vesuvio nei pressi di Ercolano ed al periodo bizantino risalgono alcune opere d'arte che sono state custodite fino ad ora nella Basilica di Santa Maria a Pugliano. Questa chiesa era già famosa intorno all'anno mille, quando nella zona cominciarono a sorgere chiese e monasteri. Essa conteneva infatti due sarcofagi di epoca romana che attirarono personaggi illustri ed importanti che venivano ad ammirare non solo queste opere ma anche la famosa Madonna di Ampellone, di epoca bizantina, che è stata conservata in una delle cappelle della basilica fino al 12 ottobre 1980 quando qualcuno l'ha indegnamente portata via. La città di Resina fu assalita più volte dai saraceni che vi compirono stragi e razzie. Con l'arrivo degli angioini, essa fu sottomessa e nel 1266 divenne una proprietà privata dei baroni. Nel 1454 fu ceduta da Alfonso d'Aragona a Francesco Carafa e poi fu passata in proprietà ai discendenti di questi fino a quando i suoi cittadini non riuscirono, nel 1699, a riscattare la città dalla baronia rendendola finalmente una città libera. La città di Resina cominciò quindi a vivere una nuova vita, pur dovendo fare i conti continuamente con epidemie ed eruzioni che creavano danni immensi alla città. Nel 1709, mentre si scavava un pozzo nei pressi della Chiesa di Sant'Agostino, fu portato alla luce il teatro dell'antica Ercolano e per la città iniziò un vero e proprio periodo di splendore che vide sorgere, intorno alla Reale Reggia Borbonica di Portici, numerose ville di ricchi signori che decisero di stabilire qui le loro sfarzose dimore dando vita al famoso Miglio d'Oro.

fonte: http://www.ercolanonline.it/

 

 

 

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